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Phil Stern ritorna in Sicilia dopo 70 anni

Ven, Ago 9, 2013

Cultura, Informazione

Il famoso fotografo il 10 luglio inaugura la Mostra dedicatagli in prima mondiale

Camicia color cachi, berretto verde scuro, quasi una divisa; cannula dell’ossigeno al naso, da dove pippava mentre, seduto davanti ad un pc sul tavolo, firmava autografi. Presentandomelo il mio amico Ezio, in una stanzetta della centrale Galleria del Credito Siciliano di Acireale che reclamava anch’essa ossigeno, affollata com’era di giornalisti e cameraman, cessa l’«atto di cotanto offizio» e mi saluta con fievole sorriso. Riconosce l’Alba che ho nelle mani (alcune copie sono per lui) per aver letto sul sito «”Phil Stern – Sicily 1943” ad Acireale il 10 luglio/ Le immagini del grande fotografo americano in prima esposizione mondiale». Si complimenta per l’impaginazione del mio periodico, fa un accenno di consenso con la testa sull’articolo che lo riguardava a firma Sabrina Martone, appone il suo autografo sulla mia copia, proprio sulla foto di copertina che mostra l’ingresso dell’esercito statunitense a Comiso nel luglio dello sbarco angloamericano in Sicilia la notte fra il 9 e 10 dello stesso mese.

Tanta emozione di fronte all’uomo che fu; immensa tenerezza di fronte all’uomo che è: 94 anni l’imminente 3 settembre. Il 3 settembre del 1943, misterica coincidenza! (Stern, quasi 24enne, aveva già lasciato la Sicilia), era stato firmato, a Cassibile (Sr), l’armistizio reso poi noto l’8 settembre dal Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio.

Phil Stern, fotografo di guerra, sulla scia del fotogiornalismo del pioniere Henri Cartier Bresson, ritorna così in Sicilia nel 70esimo dello sbarco degli alleati nell’Isola. Si era arruolato nei Rangers e segue con il suo obbiettivo l’operazione Husky che vuole l’Europa libera dal nazifascismo. Sbarca quindi, assieme a 160 mila soldati dietro il comando del generale Patton (VII Armata Usa) e del generale Montgomery (VIII Armata britannica).

Gela, Scoglitti, Licata vengono occupati dagli americani, mentre gli inglesi occupano la costa fra Marzamemi e Siracusa. Saranno quasi 2 mesi di fuoco, di sangue e di morte, con e sotto i bombardamenti alleati che non risparmieranno bambini, vecchi e donne: è la guerra, la legge di Caino ad occhi bassi e ciechi! Tedeschi ed italiani non si arrenderanno e i morti, in quasi 2 mesi (che vedranno la caduta di Palermo e di Messina per mano di Patton) saranno circa 5000.

Stern non fotografa soltanto la guerra e il suo dolore, ma ferma con l’obbiettivo anche scene di vita urbana e campestre; fotografa la gente che l’accoglie con calore e simpatia.

Ecco che oggi, a settant’anni di distanza, su iniziativa di Ezio Costanzo, giornalista, scrittore, docente all’Accademia di Belle Arti di Catania, con le foto di Stern, viene recuperato un pezzo di tragica memoria, la quale, restituita alla storia e alla società, deve far riflettere sulla civile e pacifica convivenza fra i popoli della terra.

Phil Stern, dopo la guerra riprenderà l’attività che aveva interrotto a Hollywood come fotografo delle star del cinema. Ritornerà così, dopo la guerra, nella Città del Cinema per antonomasia e diventerà il più rinomato fotografo hollywoodiano: oltre 100 film. In quel mondo, i suoi scatti bianco nero, rendono immortali grandi divi, come Marilyn Monroe, James Dean, Frank Sinatra, Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e tanti altri più o meno famosi. E da questi miti fu stimato e apprezzato (del biondo James fu grande amico) nonostante venisse definito un “monello di strada”, un rude dallo «stile spavaldo, che non guarda in faccia nessuno», un po’ come il Marlon Brando (di una sua leggendaria foto) che interpreta The Wild One (“Il selvaggio”,1954); un po’ (forse di più) come il James Dean, non personaggio ma persona, che monta la sua Triumph, davanti allo Schwab’s Hollywood Drugstore (1955) o che, pullover nero tirato sul viso, lo mostrano a partire dagli occhi inquieti e ribelli. Ecco, proprio questo mito della fotografia di origine russa ebrea, nato a New York (proveniente da una famiglia fuggita dalla miseria della Russia zarista, modello dei Perduti in America di Abraham Cahan), fino a qualche settimana fa, è stato fra di noi per restituirci tanta memoria storica persa o trascurata.

La Mostra dell’illustre fotografo newyorkese ad Acireale chiuderà i battenti l’8 settembre, a 70 anni esatti dall’ufficializzazione dell’Armistizio di Cassibile, per riaprirli il19 settembre a Milano, dove per l’occasione verrà proiettato il documentario di Ezio Costanzo su Stern girato, in questi ultimi giorni, a Licata sotto la regia di Filippo Arlotta. Poi la Mostra il 14 dicembre 2013 ritornerà a Catania al Museo dello Sbarco alle Ciminiere,dove resterà fino al 14 giugno del 2014.

Pino Pesce

già sul cartaceo di agosto 2013 

Già docente di Materie Letterarie negli Istituti Superiori di II grado, si occupa di iniziative che promuovono l’arte e la cultura e/o che riguardano tematiche di forte valenza sociale. Si è anche occupato della divulgazione attraverso giornali vari del folclore, della tradizione e della storia della Sicilia e in particolare di Motta, di cui (come Assessore alla Cultura pro tempore) ha realizzato il volumetto Motta Sant’Anastasia, Guida alla città (Le Nove Muse Editrice,1999).
Dal 1995 al 2000, si è attivamente impegnato nel Rione “Panzera” del paese natale (rinomato in Italia e all’Estero per il gruppo degli Sbandieratori, pluricampioni d’Italia), di cui è stato Presidente dell’Associazione Culturale dall’aprile del 1995 all’aprile del 1998.
Nel 1997 (in occasione della “Festa Grande” in onore della Patrona Anastasia) ha scritto Trapasso di Sant’Anastasia, una sacra rappresentazione negli anni riproposta anche in occasione delle “Feste Medievali”, interpretata e diretta anche da nomi nazionali. Dal 2014 si è dedicato al teatro con interessanti e coinvolgenti rielaborazioni teatrali di cui ne ha curato anche la regia che hanno riscosso un rilevante successo, come “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello e “Rosa Balistreri – A memoria di una Voce”.
Ha curato la presentazione di autori del mondo dell’Arte e della Letteratura e di video documentari a sfondo culturale e sociale, curandone il testo e la regia, che gli hanno procurato (avendoli proposti per le Scuole Medie Superiori) riconoscimenti anche dal Ministero della Pubblica Istruzione.
il professore, collaboratore di quotate riviste culturali: Biologia Culturale, diretta da Gino Raya (uno dei maggiori filosofi e letterati del Novecento, ricordato di recente dal Corriere della sera, dove Pesce veniva annoverato fra i suoi discepoli) ) e Netum, diretta da Biagio Jacono, ha negli ultimi anni, diretto La Svolta, periodico d’informazione e di cultura, e l’Alba, mensile cartaceo d’arte cultura e società, attualmente giornale on line.

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