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La chiesa Madre di Motta Sant’Anastasia restituisce antiche pitture

Gio, Ott 17, 2013

Cultura, Informazione

Lungo, delicato e molto interessante è stato il restauro dell’interno della Matrice

Dopo due anni di attesa, la Matrice di Motta è stata riconsegnata alla devozione dei fedeli a conclusione dei lavori di restauro che, finanziati dalla Conferenza Episcopale Italiana, dalla Curia Arcivescovile etnea e dall’intera comunità parrocchiale, hanno ridato all’edificio sacro, centro della fede cittadina, il primitivo splendore.

Il 19 agosto, alla vigilia dell’inizio del sacro Triduo in preparazione alla festa della Patrona, Mons. Salvatore Gristina ha presieduto il solenne rito di benedizione della chiesa alla presenza delle autorità civili, del clero e di una grande assemblea di fedeli; il direttore dei lavori ha poi ripercorso le fasi salienti del restauro volto, anzitutto, a risolvere il problema delle pesanti infiltrazioni d’acqua piovana che avevano danneggiato l’edificio sacro sino a comprometterne l’agibilità. Per quanto concerne l’esterno, i lavori si sono maggiormente concentrati sul tetto: si è provveduto al ripristino delle tegole usurate o mancanti, ad un migliore fissaggio delle stesse alla struttura lignea sottostante, alla pulitura e all’allargamento delle grondaie, all’aggiunzione di nuovi pluviali. Lungo, delicato, ma al tempo stesso molto interessante, è stato il restauro dell’interno della chiesa. Sondaggi preliminari, intesi a rintracciare i colori originari delle decorazioni, hanno riportato alla luce tracce di pitture sulle volte e sui pennacchi delle cupole. Sentito il parere della Soprintendenza ai Beni Culturali e del Consiglio Pastorale Parrocchiale, si è dato inizio al lavoro di discialbo, cioè di rimozione accurata di tutti gli strati di colore soprammessi all’intonaco antico; l’operazione, molto complessa, non ha portato a risultati pienamente soddisfacenti, ma ha però permesso di ridare luce a quelle testimonianze del passato della chiesa che, intorno alla metà del Novecento, furono inspiegabilmente e insensatamente coperte. Integra è la pittura posta su uno dei pennacchi della cupola antistante l’altare maggiore che ritrae Santa Lucia con la palma e il piattino con gli occhi. Non molto chiara è, invece, la figura disposta su un altro pennacchio che, tuttavia, si può identificare in Sant’Agata per via del vassoio con i seni che la santa regge sulle mani. Non è stato possibile ritrovare tracce delle pitture che occupavano i restanti due pennacchi; tuttavia, motivazioni di coerenza decorativa spingono a ritenere che vi fossero ritratte le Sante Anastasia e Barbara, vergini e martiri, la cui devozione è fortemente radicata nel territorio mottese. Scarsi, purtroppo, i segni rinvenuti sui pennacchi della cupola posta all’incrocio tra le due absidi della Madonna del Carmelo e di Sant’Anastasia; i parrocchiani più anziani asseriscono che vi fossero ritratti i quattro evangelisti, forse accompagnati dai loro simboli: l’angelo, il leone, l’aquila, il toro. Risultati più soddisfacenti sono stati raggiunti dai lavori condotti sull’abside di Sant’Anastasia: è stata riportata alla luce una pittura di grandi dimensioni, senz’altro soltanto una parte di un più ampio ciclo pittorico che decorava l’intera volta sovrastante la nicchia entro cui è custodito il simulacro della Santa. Una figura alata, verosimilmente un Arcangelo, occupa il centro della scena; ai suoi lati, in un vortice di nubi, putti alati reggono una croce, una corona, una palma e un giglio, segni che sembrano alludere alla purezza, alla verginità e al martirio della celeste Patrona. In mancanza di notizie certe e di testimonianze scritte, è possibile solo avanzare congetture sull’interpretazione da dare a quanto è stato rinvenuto: al desiderio di saperne di più e di conoscere, ad esempio, quale ratio si nasconda dietro quelle pitture e quali altri soggetti abbia raffigurato l’ignoto artista, si accompagna la speranza di poter avviare al più presto un lavoro di restauro conservativo delle testimonianze riportate alla luce, al fine di ridare alla nostra chiesa quella memoria storica che la scelleratezza di qualcuno voleva cancellare per sempre. Alla riapertura della Matrice ha fatto seguito, sabato 21 settembre, l’inaugurazione dei locali del Centro Pastorale “Sant’Anastasia” il cui progetto, nato agli inizi degli anni Novanta per volere del parroco del tempo mons. Giovanni Perni, è stato portato a termine grazie all’impegno dei sacerdoti che si sono avvicendati alla guida della comunità e al generoso contributo offerto dai parrocchiani. La struttura, come hanno sottolineato il parroco e mons. Pietro Longo, delegato del Vescovo per l’inaugurazione, essendo dedicata alla Patrona, appartiene a tutta la città e ospiterà, pertanto, tanto le attività pastorali delle due parrocchie, quanto manifestazioni culturali, eventi di beneficienza, promossi a beneficio della crescita umana, sociale e culturale di Motta. Sembra doveroso, a chi scrive, ricordare la signorina Maria Pappalardo, orsolina, devotissima all’Immacolata, presente in parrocchia trecentosessantacinque giorni all’anno, instancabile catechista, generosissima parrocchiana: ha lasciato tutti i suoi averi alla Chiesa Madre ed è grazie alla sua generosità se il sogno del Centro Pastorale, accarezzato per la prima volta vent’anni fa, è divenuto realtà.

Alessandro Puglisi

Redazione l’Alba

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