A A
RSS

“La creatura del desiderio” di Camilleri-Dipasquale al Must Musco di Catania

Lun, Mar 18, 2019

Teatro

IL FEMMINICIDIO IN UN DRAMMA ARTISTICAMENTE SUGGESTIVO E TRAGICAMENTE ATTUALE

La creatura del desiderio, opera scritta da Andrea Camilleri, pubblicata da Skira e portata sul palco dal regista Giuseppe Dipasquale

Sospeso il pubblico fino alla fine, fino a quando non si lascia andare nel respiro di un lunghissimo applauso in cui si sentono le mille tessiture emotive che uno spettacolo è capace di cucire all’animo degli spettatori. Così si conclude la pièce teatrale di recente in scena al Must Musco Teatro di Catania. Un dramma che tanto lascia su cui riflettere su tematiche che ancora oggi non trovano una soluzione e tanto ha donato alla platea. 

Nella recente replica straordinaria, visto il precedente consenso di pubblico e critica, viene rappresentata La creatura del desiderio, opera scritta da Andrea Camilleri, pubblicata da Skira e portata sul palco dal regista Giuseppe Dipasquale per un lavoro  che, oltre a confermare un eufonico sodalizio artistico, conferma altresì la validità dell’adattamento teatrale di un dramma innovativo ed estremamente attuale, con il rimando al femminicidio dei nostri giorni, seppur ambientato agli inizi del secolo scorso. Tra le belle scene di Erminia Palmieri, le musiche evocative di Matteo Musumeci e i movimenti scenici di Donatella Capraro si dipana la storia di una divorante relazione nella Vienna del 1912 dell’Impero asburgico tra «lo scandaloso» e «selvaggio» pittore espressionista Oskar Kokoscha, interpretato da un ottimo e intensissimo David Coco, e Alma Mahler vedova del celebre compositore Gustave. Alma è una donna bella, nelle sfaccettature vaste che il termine comporta, messe in evidenza dal talento di Valeria Contadino che ne interpreta pienamente l’allegria, la seduzione e quel senso di leggerezza in un animo di imprendibile profondità. Anche lei è una musicista e una pittrice che non mostra le sue doti per non disturbare quelle degli uomini con cui si è legata, da Klimt al marito.  L’incontro tra i 2 protagonisti si deve a un ritratto: il pittore  Carl Moll incarica Kokoscha di dipingere la Mahler. Si srotola così la loro conoscenza, con i differenti modi di intendere la passione, messi in luce sul palcoscenico attraverso l’alternarsi dei punti di vista personali, che già permettono di rinvenire sensibilità dissimili. Dubbiosa è la natura di Oskar, come rivela lo scambio epistolare, e come mostra la sua opera più significativa, La sposa del vento. L’uomo è il dubbio nel rapporto e si fa fonte di una gelosia retroattiva e grumosa, di un eros assoluto, al punto da pronunciare «non devono esserci altri dèi all’infuori di me». Alma prova a rassicuralo, lo placa dolorosamente consapevole di addomesticare un orso, ma cosciente che si tratta di un momento, perché «un orso resta un orso».  La natura non cambia e quel desiderio nevrotico di possesso totale subito dalla protagonista la porta ad interrompere la relazione e finanche la vita nascente nel suo grembo. Kokoscka parte per la guerra ma non dimentica Alma. Al suo rientro in patria è sconvolto dalle brutture del conflitto e soprattutto dal pensiero ossessivo della donna, tanto da farsi confezionare una bambola identica all’amata da Hermine Moss, la più abile artigiana di Monaco. «Con la pelle sarà più umana», è l’aberrante auspicio di Oskar per la creazione di un «simulacro» d’amore che entra nella casa di Dresda dove l’artista vive e in cui inizia una quotidianità sconcertante con la complicità dei servitori, intensamente interpretati Antonella Scornavacca e Leonardo Marino.

In una realtà «costruita sulla finzione umana», per dirla con il regista Dipasquale, si realizza una relazione unilaterale: la bambola, che guai a chiamarla così, perché per Kokoscha è Alma, materializza il desiderio dell’uomo: veste secondo i suoi gusti così come dà le risposte che l’uomo si attende. É, in buona sostanza, concupiscibile nel senso platonico tout court, dal corpo all’anima che gli conferisce l’uomo. Nonostante la totalizzante oggettivizzazione, il desiderio è sempre fagocitante e l’unica soluzione è la distruzione del simulacro, tanto è «soltanto una bambola», avalla la fedele servitrice Reicel.

Dopo la riapertura del sipario, gli applausi prolungati, si torna a casa con una riflessione: la donna ha nel pensiero maschile la considerazione di essere un orizzonte soggetto? Il pensiero dell’uomo si emanciperà a tal punto?

M. Gabriella Puglisi

M.Gabriella Puglisi

Dottore di ricerca in “Modelli di Formazione. Analisi Teorica e comparazione”. Laureata in Scienze politiche ha collaborato con diverse testate locali. Ama la lettura, la musica e il balletto; la notte e il mare. Non le piace la mancanza di autocritica.

Tags: , , ,

Lascia un commento

agata rizzo alba arte bellini belpasso biancavilla cannizzaro carlo caputo carmelo ciccia catania cinema collura daniela schillaci danilo festa discarica motta film giuseppe cantavenere iti cannizzaro l'alba l'Alba ArteCulturaSocietà l'alba periodico laura cavallaro laura timpanaro libro matteo collura misterbianco mostra motta sant'anastasia nino di guardo no discarica norma viscusi paternò patrona pdf pino pesce pirandello rosa balistreri scuola SI.RO Silvia Ivanova spettacolo taormina teatro Teatro Massimo Bellini di Catania trecastagni

Bacheca Periodico – Ultime Edizioni