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“Cavalleria Rusticana” di Mascagni al teatro Antico di Taormina

Lun, Ago 3, 2020

Spettacolo

L’1 AGOSTO, IL BEL CANTO DOMINA L’ANTICO TEATRO DI PIETRA

La pandemia assassina non ha ucciso l’arte!

Cavalleria rusticana a Taormina è stata bella; bella da fare invidia, bella da innamorare chiunque, in qualunque palcoscenico immaginario della terra!

Ha lasciato la gioia nel cuore, ha fatto palpitare, ha incantato Cavalleria Rusticana di Mascagni, al teatro Antico di Taormina, l’1 agosto. Certo era già utopistico sperare di poter varcare i luoghi sacri della bellezza, della musica, i teatri, ma la pandemia assassina non ha ucciso l’arte.

Cosi, su un teatro di pietra che si erge su uno scenario naturale che non ha rivali, in cui cielo e mare si fondono in una soluzione di continuità anche di luci e stelle, la Sicilia si autocelebra in un melodramma di rara bellezza, compendio impeccabile di verismo  intriso di tutto il pathos che l’isola può concepire.

Aveva lasciato qualche timore l’anticipazione di una regia innovativa, a firma di Salvo Dolce, non ancora conosciutissimo, timori non certo infondati, motivati dal largo uso presso certi pionieri dell’avanguardia, di operare innesti tra nuovo e antico a dir poco blasfemi, in nome di una attualità perenne dell’arte. Invece, apre la scena con eleganza estrema, la scelta di una regia minimalista, essenziale, nella quale trova il suo perfetto equilibro. L’imprinting che immediatamente si percepisce, rimanda alla impostazione della tragedia greca, di cui Cavalleria è certamente figlia ed erede, e in cui il coro, per ciò che canta e per cio’ che esprime, nella sua plastica semi-staticità, rappresenta: la vita e la coscienza del popolo. Innumerevoli sono gli elementi che fanno apprezzare la regia di Dolce, la proposta di una attualità che avviene soprattutto nei costumi, abiti attuali, che disegnano forme di donna bellissime e affascinanti, pregne di femminilità e sensualità, espresse da tacchi a spillo e abiti contemporanei e realistici. Tacchi a spillo anche per Santuzza, Elena Lo Forte, (già Santuzza ne Il Padrino  di F. F. Coppola), notoriamente vittima e opposta a Lola, nella sua immagine etica e dunque rappresentata proprio in analogia al suo nome… Santa.

Questa non è una santa, è una donna, che difende con tutte le forze il suo uomo, lotta, come può, ricorrendo alla fine alla vendetta che si consuma con il duello. E musicalmente, la schermaglia tra lei Turiddu è appassionata, c’è forza, c’è il presupposto di quel sangu sparsu, c’è azione scenica di grande trasporto. Bella e brava anche Lola, Leonora Sofia, dall’abitino rosso, lieve, leggiadra, come il suo fior di giaggiolo, e  Lucia, severa come una vera donna siciliana, e compenetrata nel suo presagio di lutto. Le luci danno un magnifico apporto semantico a tutta la vicenda, nei suoi chiaroscuri tematici. Forse un po’ deluse le aspettative sul più blasonato: Alfio Alberto Mastromarino, che la critica colloca tra i prediletti  al Metropolitan di New York. In realtà, nel rispetto di una sapiente e autorevole interpretazione del ruolo, non sembrava essere tecnicamente in forma, così, la voce luminosa e piena, appariva all’ascolto, di incerto rigore ritmico, di poca elegante dizione, vocali troppo aperte e trascinate, da cui è derivata una performance diluita, allentata, priva di argini certi!

Dal punto di vista strettamente musicale, l’opera è un vero successo: Turiddu, Angelo Villari, entra in scena con la sua voce potente, irresistibile dal timbro maschio e pulito, e subito entra e si impone il coro lirico siciliano di Francesco Costa, che vola sempre più ad alta quota nel panorama musicale anche internazionale, giocando il suo ruolo con  padronanza tecnica, a servizio di una espressività fine, efficace, vibrante e studiata anche strategicamente da una opportuna disposizione dei cantori e dei loro specifici talenti. 

L’orchestra sinfonica siciliana, diretta da Lorenzo Trazzeri, ha dato saggio impeccabile di equilibrio asciutto, espressivo e di capacità massima di interazione con i cantanti e col coro tutto. Sono scaturite scene trascinanti, di indicibile  lirismo e forte commozione, valga tra queste inneggiamo al Signor…, momento in cui il tempo cronologico, sembrava essersi fermato, rapendo il pubblico e trasportandolo di una dimensione ancestrale di sicilianità vera, dove, i valori contenuti paradossalmente, tracciavano solchi struggenti di nostalgie identitarie. Era un popolo risorto ieri al teatro antico: c’erano gli uomini, c’erano le donne, belle e sensuali e con le fisique du role, l’etica, la religiosità, il costume, l’antropologia di un’isola che sommersa come Atlantide, riemergeva con una forza culturale millenaria ed eticamente stratificata, eppure fusa. E il cuore batteva, emozionato. Il Festival dei Teatri di Pietra, promosso da Alberto M. Munafò, conferma dunque il suo prestigio e marcia a vele spiegate verso porti in cui approda e vince: Anche il sovrintendente, A. Marcellino voga a tutta forza nel sostenere idee, iniziative e relazioni artistiche come queste.

Made in Sicily ogni tassello, Cavalleria rusticana a Taormina è stata bella, bella da fare invidia, bella da innamorare chiunque, in qualunque palcoscenico di qualunque angolo di terra.

Norma Viscusi

foto di Maurizio Vittorino

NOTE BIOGRAFICHE AGGIORNATE DI NORMA VISCUSI:

Pianista. Insegna Musica nella sc. Media Q. Maiorana di Catania. Ha conseguito anche il Magistero di Scienze Religiose presso IRSS San Luca di Catania, Facoltà di teologica di Sicilia. Il suo interesse è poliedrico: musica, arte, cultura, volontariato e giornalismo. Collabora come editorialista, freelance, con diversi periodici e quotidiani. Fra questi Freedom 24, Zona franca, l’informazione, Aetnanet, Newsicilia, l’Alba.  Ha pubblicato saggi di letteratura religiosa sulla Scapigliatura, Lo spazio di Dio in Tarchetti in La letteratura e il Sacro, narrativa e teatro, cura di F. D.Tosto,  vol. IV  ed. ESI, 2016 Napoli e per la collana  “Nuova Argileto”, La Scapigliatura. Tra solitudine e trasgressione, Lo spazio di Dio in Tarchetti, Rovani e Dossi.  ed. Bastogi, 2019 Roma.  Ama dedicarsi in modo particolare a recensioni musicali e teatrali.

Norma Viscusi

Pianista. Insegna Musica nella sc. Media Q. Maiorana di Catania. Ha conseguito anche il Magistero di Scienze Religiose presso IRSS San Luca di Catania, Facoltà di teologica di Sicilia. Il suo interesse è poliedrico: musica, arte, cultura, volontariato e giornalismo. Collabora come editorialista, freelance, con diversi periodici e quotidiani. Fra questi Freedom 24, Zona franca, l’informazione, Aetnanet, Newsicilia, l’Alba. Ha pubblicato saggi di letteratura religiosa sulla Scapigliatura, Lo spazio di Dio in Tarchetti in La letteratura e il Sacro, narrativa e teatro, cura di F. D.Tosto, vol. IV ed. ESI, 2016 Napoli e per la collana “Nuova Argileto”, La Scapigliatura. Tra solitudine e trasgressione, Lo spazio di Dio in Tarchetti, Rovani e Dossi. ed. Bastogi, 2019 Roma. Ama dedicarsi in modo particolare a recensioni musicali e teatrali.

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