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“Kantianamente… devo dunque posso”, un concorso scolastico

PROMOSSO DA 7 LIONS CLUB CATANESI

Non esistono tematiche scolasticamente improponibili, sicché anche un individuo in “età evolutiva” può accostarsi a questioni complesse con spirito d’apprendimento, se opportunamente guidato e – soprattutto – ascoltato.

di Fernando Gioviale

“Kantianamente… Devo dunque posso”, un concorso dal forte taglio etico sull’insegnamento dell’Educazione Civica nelle scuole di ogni ordine e grado.

E’ stato organizzato da sette Lions Club del Distretto 108 Yb, V Circoscrizione, e rispettivamente: Catania est, pres. Enzo Cilmi, Catania Riviera dello Ionio, pres. Marilisa Pogliese, Faro Biscari, pres. Guido Cosentino, Catania Lago di Nicito, pres. Salvatore Giovanni Vitale, Catania Gioeni, pres. Giuseppa La Camera, Catania Vallis Viridis, pres.  Renata Gentile Messina e Catania Val Dirillo, pres.Vincenzo Damigella, e supportato da un’azione di animatori e propulsori: Norma Viscusi (cerimoniere Ct Est), referente del service distrettuale su incarico del governatore, Mariella Sciammetta e collaborata da Giuseppe Sciuto, (segretario L. C. Val Dirillo).

Della commissione sono state chiamate a far parte figure culturali di riconoscibile competenza, prevalentemente di area scolastica e universitaria del panorama catanese: Antonino Crimaldi, già docente di Filosofia, Università degli studi di Catania, Fernando Gioviale, ordinario di discipline dello spettacolo (DISUM), Paolo Militello, prof. Associato di Storia Moderna Dip. Scienze politiche e sociali, Università degli studi di Catania, Mirella Roccasalva, Iconografa presso ISSR, Facoltà teologica di Sicilia, Francesco Diego Tosto, saggista e docente Materie Letterarie (Liceo Scientifico “G. Galilei” di Catania), Gabriella Congiu, critico letterario e saggista, docente di Lettere (Liceo Scientifico “G. Galilei di Catania”).

Numerosissime le scuole partecipanti, dall’Infanzia ai Licei; varia e plurilinguistica la tipologia degli elaborati: dalla semplice composizione d’immagine al video al saggio.

Piace sottolineare che alla cerimonia conclusiva (bilanci e premiazioni), che si è tenuta nella chiesa della Badia di Sant’Agata, ha partecipato attivamente Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, il quale ha pronunciato parole di elogio sull’iniziativa per l’alto valore culturale, sociale, educativo e perché mirante a rivalutare l’insegnamento dell’Educazione Civica in tutte le scuole.

Un primo risultato, tangibile e incontrovertibile: centinaia di studenti coinvolti sotto la guida d’insegnanti consapevoli dell’utile occasione di riflessione; esiti testuali che testimoniano di un interesse autentico, e dunque foriero di possibili auspicabili sviluppi. Qualche riflessione in margine. Il concorso, di per sé, può considerarsi una prova di civica educazione la quale smentisce quanti ritengono che gli studenti d’oggi siano apatici e/o disinteressati; al contrario, molti di essi vogliono apprendere e comunicare sapere, e chiedono d’essere interpellati. E qui hanno trovato una loro occasione precipua. Ancora: non esistono tematiche scolasticamente improponibili, sicché anche un individuo in “età evolutiva” può accostarsi a questioni complesse con spirito d’apprendimento, se opportunamente guidato e – soprattutto – ascoltato.

I bambini, gli adolescenti, i ragazzi, i giovani chiedono “voce in capitolo”: a noi spetta il compito – un piacevole dovere – di non deluderli. Chiedono e comunicano sapere, si diceva: senza di che non può esistere processo educativo, maturazione intellettuale e civile, capacità di disporre di se stessi in una società che di continuo ‘corre’ (troppo, talvolta: occorre fermarsi, anche, per pensare). Ritorna in mente un’emblematica commedia di Dario Fo: L’operaio conosce 300 parole il padrone 1000, per questo lui è il padrone. Perché se non sai, se non sai comunicare il tuo sapere, altri lo farà per te o contro di te. Se ne deduce che l’intero insegnamento è “educazione civica”. Che però comporta, altresì, un approccio specifico, tematicamente avveduto, metodologicamente mirato. Se nel concorso di cui ci stiamo occupando si sono imposte questioni oggi dibattutissime (ad esempio, i diritti dell’ambiente e la lotta culturale alle discriminazioni come la rivendicazione di un “diritto femminile”), urgerebbe riflettere più sistematicamente sulla tematica dei diritti e dei doveri, sui fondamenti della nostra Costituzione in rapporto alle altre, soprattutto europee (se nell’Europa vogliamo davvero credere), su quegli essenziali elementi di diritto comune e di economia che spesso sfuggono ai più, e che ci tagliano fuori da una reale comprensione di quanto accade attorno a noi. L’economia: cosa ne sa un individuo mediamente informato? La finanza, che vistosamente e patologicamente s’impone sulla produttività ‘reale’: se appare un mezzo tabù per il sottoscritto, cosa mai ne saprà un giovane in evoluzione, che pure si troverà presto a dover fare i conti con la necessità di lavoro? E mentre si discute d’inquinamento e di “sviluppo sostenibile”, cosa sanno precisamente i nostri studenti di fame nel mondo, di denutrizione, di malattie endemiche, di mortalità infantile, di condizioni igienico-sanitarie: ovvero delle questioni vitali (e mortali) con le quali miliardi di esseri umani sono costretti a fronteggiarsi quotidianamente? Doveroso sarebbe infatti che si riflettesse sul fatto che, mentre giustamente si pensa al futuro, il presente è spesso triste di per sé: e bisogna porsela, la questione di rendere il mondo più vivibile oggi, laddove invivibile è per troppi. Uno spazio infinitamente importante: questo attende la teoria e pratica dell’Educazione Civica nelle nostre scuole. Ne saremo all’altezza?

                                                                                               

Redazione l’Alba

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