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“Indagine Covid-19” dell’Associazione Movis Onlus

Mer, Ago 5, 2020

Cultura&Società, Spettacolo

RISVOLTI PSICOLOGICI CONSEGUENTI ALLE RESTRIZIONI

SCOPO DELL’INDAGINE COVID-19: testare e tastare il benessere dei pazienti e misurare le loro eventuali problematiche sopraggiunte nel periodo di lockdown.

La psicologa e psicoterapeuta Antonietta Germanotta ha operato un attento monitoraggio tra i pazienti della Mov.i.s (Movimento in salute) Onlus per accertarsi dei risvolti psicologici conseguenti alle restrizioni Covid-19.

L’associazione è stata fondata a Giarre, nel 2005, dal diabetologo Carmelo Leotta con l’obiettivo di promuovere e diffondere i benefici dell’attività motoria nella prevenzione del diabete e delle sue complicanze e nella gestione terapeutica non farmacologica delle malattie correlate all’invecchiamento.

Scopo dell’ “Indagine  Covid-19”, come è stato denominato il questionario creato ad hoc dalla dottoressa Germanotta, era esplorare il vissuto emotivo e psicologico dei pazienti della struttura, testare e tastare il loro benessere e misurare le eventuali problematiche sopraggiunte durante il periodo di lockdown. Una sorta di termometro psicologico degli stessi.

Per capire in che modo fosse stato vissuto tale periodo di chiusura obbligata sono venute fuori queste domande: “Come saranno stati? Come avranno vissuto questo periodo? Cos’avranno provato? Che strategie avranno attuato?”. Sono state quindi formulate varie domande utili

I pazienti rientrati in palestra dopo il lockdown, sottoposti allo screening psicologico, hanno apprezzato tale proposta ed opportunità, rendendosi disponibili, collaborativi ed interessati. Hanno partecipato all’indagine 39 pazienti, composti per il 53,1% da donne e per il 46,9% da uomini, con un’età media di 71,6 anni (il paziente più giovane aveva 52 anni e quello meno giovane 88). La maggior parte ha riferito di non aver avuto problematiche eccessive, se non la mancanza degli affetti dei propri cari, per lo più figli e nipoti. Alcuni alla richiesta di descrivere “con una parola chiave i mesi appena trascorsi” hanno fatto riferimento a termini quali carcere, galera, blackout, immobilità, impotenza e stasi.

La maggior parte dei pazienti ha raccontato di aver sentito notevolmente la mancanza della palestra, indicatore del fatto che per loro rappresenta un punto di riferimento, un luogo sicuro.

Puntualizza la psicologa Antonietta Germanotta: «Grazie allo screening effettuato si è avuta la possibilità di disporre di dati a dir poco preziosi, sia qualitativi che quantitativi, che sarebbero stati persi qualora non si fosse condotta tale indagine. Qualcuno dei partecipanti si è anche commosso esplicitando che è bello essere ascoltati e sapere che c’è chi si interessa a come stai. L’idea di aver effettuato tale screening può essere definita d’avanguardia e non si esclude – conclude la psicologa – di poter effettuare un follow-up a distanza di tempo

Amap

Redazione l’Alba

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