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“Scusate la polvere” di Elvira Seminara al “Musco” di Catania

Mar, Apr 22, 2014

Informazione, Spettacolo

Il crollo delle certezze nell’estenuante ricerca dove non tutto è come appare

Cosa succederebbe se vostro marito, l’uomo con il quale avete condiviso vent’anni di matrimonio, morisse in seguito ad un incidente automobilistico?  Di certo soffrireste, con molta probabilità sareste dilaniate dal dolore, per essere più precise un senso di vuoto pervaderebbe il vostro animo togliendovi completamente la voglia di vivere. Ma la reazione sarebbe la stessa se in macchina con lui ci fosse stata una donna? Una donna che pensavate fosse una sua compagna di golf e che nella Golf, l’auto, forse ci faceva ben altro? Da questa curiosa situazione, in cui le certezze di una vita crollano e il rischio a cui s’incorre è quello di essere cornuta postuma, prende le mosse l’atto unico Scusate la polvere, tratto dal romanzo della scrittrice e giornalista Elvira Seminara, ridotto per il teatro da Rita Verdirame e diretto da Giampiero Borgia,  in scena al Teatro Musco dal 18 al 23 marzo 2014.    

Coscienza, la protagonista, il cui nome è spesso oggetto di mutazioni e nomignoli, autrice di tesi di laurea a pagamento, interpretata da una struggente e allo stesso tempo dirompente Luana Toscano, reagisce al grave lutto con un iniziale atteggiamento di sfacelo. Posta davanti alla verità dal marito di Anita, la donna che viaggiava in macchina con Andrea, suo marito, quella terribile sera, assumerà un atteggiamento dissacrante per cercare di approdare alla verità, svestendo i panni della vedova lacero-confusa e indossando quelli dell’investigatrice.

Dal punto di vista emotivo, l’atteggiamento di sua madre (Loredana Solfizi) sarà poco materno e anzi più tendente ad un atteggiamento distaccato, e non soltanto per l’Alzheimer di cui è affetta, ma per questa sua capacità di essere impalpabile, quasi in bilico tra una dimensione e l’altra. La Solfizi interpreta con grande bravura le sfumature di questa donna, una hippie-chic, fin troppo impegnata con la propria vita e i propri dolci per potersi sporcare le mani con il dolore della figlia, ed ecco spiegato il motivo per cui fa la sua comparsa in scena sempre attraverso i condotti della piscina, come unaoutsider. A tentare di consolare Coscienza, invece, ci saranno le amiche di sempre: Mia (Giorgia Boscarino) ed Alice (Egle Doria), due affascinanti quarantenni  con una vera e propria fissazione per trattamenti di bellezza, diete e tutto quello che finisce in –ing. La prima esperta, si fa per dire, di catering; l’altra ex interior designer ora counselor d’interni, dell’anima e di cani bisessuali. L’estenuante e spasmodica ricerca farà emergere che non tutto è come appare. Lo spettacolo è costruito su un alternarsi di monologhi e dialoghi a più voci, la stessa scena è divisa in due: nella parte inferiore, all’interno di una piscina svuotata, come lo stato d’animo in cui riversa la protagonista, si muovono Coscienza, Mia ed Alice; nella parte sovrastante c’è la giovane vicina Ebe (Giada Colonna) che, rimasta vedova anch’essa si è rimessa in carreggiata con un nuovo amore e trascorre le sue giornate dedicandosi ad ogni genere di sport per mantenersi in forma. Se Coscienza è relegata nella parte sottostante della scena, le altre coprotagoniste si muovono liberamente per tutto lo spazio a simboleggiare un diverso modo di vivere la temporalità.

I costumi firmati da Dora Argento sono una vera e propria esplosione di colore, presentando le interpreti in maniera così perfetta da sembrare delle Barbie, anche se non prive di smanie filosofico-psicologiche con cui riempire le giornate vuote passate tra un catering ed un giro di shopping. Il testo teatrale, novità assoluta, è ricco di battute al vetriolo e giochi di parole, che richiamano il romanzo, rendendo la commedia, un po’ thriller un po’ rosa, vista l’alta concentrazione di donne, un mix di divertimento ed eccentricità. C’è una sorta di coazione a ripetere rimarcata dalla musica, che passa dai Matia Bazar ai Prodigy alle musiche originali firmate da Papaceccio MMC & Francesco Santalucia; tuttavia questa scelta così contrastante risulta, in questo contesto, convincente ed  appropriata. Un bello spettacolo, dunque, ben diretto e ben interpretato che lascia intravvedere uno spiraglio di positività laddove sembra mancare e se tutto va storto, come si dice nel finale “basta darsi al burlesque”.

Laura Cavallaro

Laura Cavallaro

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