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“Incontri d’arte” al Cortile Platamone di Catania

Sab, Set 11, 2021

Spettacolo

PROTAGONISTA L’ORCHESTRA  DA CAMERA ORFEO

L’ensemble ha affrontato con dovizia strumentale coinvolgenti pagine del Settecento, sotto la fermezza direttoriale di Domenico Famà.

di Anita Greco

Orchestra Orfeo, diretta da Domenico Famà

Felice prosieguo per la stagione “Incontri d’arte” della Società Catanese Amici della Musica, sotto la presidenza e direzione artistica di Anna Rita Fontana, con l’apprezzatissimo concerto organizzato in collaborazione col Teatro Massimo Bellini, svoltosi martedì 7 settembre per la rassegna Bellezza Belcanto Bellini.

Protagonista l’Orchestra da camera Orfeo, diretta da Domenico Famà, compositore e chitarrista catanese, il quale ha fondato l’organico nel 2020, con validi strumentisti di nuova generazione, nonché professori d’orchestra. L’ensemble ha affrontato con dovizia strumentale coinvolgenti pagine del Settecento, sotto la fermezza direttoriale di Famà: da subito la folta platea  si lasciava conquistare infatti dalla compattezza melodica degli archi, con Dario Militano, Ricardo Urbina, Alessandra Bosco e Salvatore Bentivegna (primi violini), Ilaria Bonanno, Ariadny Alvarado e Bruna Patanè (secondi violini), Clelia Lavenia, Fabio Distefano e Mattia Sapìa alla viola, Giulio Nicolosi e Francesco Musumeci al violoncello, Stefano Gerbino al contrabbasso. Una compagine guidata con eleganza e rigore stilistico dalla bacchetta accorta e puntigliosa che Famà ha ben dispiegato nel corso dell’intera esecuzione, con attenzioni filologiche, sin dall’apertura di Johann Sebastian Bach con l’Aria sulla quarta corda dalla Suite n.3 BWV 1068, cui seguivano due composizioni che lasciavano emergere la competenza del flautista Enrico Luca: il Concerto per flauto e orchestra RV 440 di Antonio Vivaldi e la Danza degli spiriti beati  tratta  da Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck.

Enrico Luca al flauto

Con tocco leggiadro nella partitura del maestro veneziano, Luca ne valorizzava la fluidità di scrittura, nonché il tecnicismo (grazie al quale  il prete rosso ha contribuito insieme a Telemann ad incrementare il repertorio del flauto nella prima parte del 18° secolo), per soffermarsi poi sulle note elegiache della Danza gluckiana, dalla suddetta opera incentrata sul mito di Orfeo.

Orchestra al completo

L’orchestra ha poi rapito l’uditorio con l’esecuzione di due pezzi tratti dal repertorio di Wolfgang Amadeus Mozart, ovvero la Eine Kleine Nachtmusik k 525 (Piccola serenata notturna in sol maggiore in quattro tempi, Allegro, Romanza, Minuetto, Rondò) e il Divertimento n. 1 in re maggiore K 136 (composto quest’ultimo tra il secondo e il terzo viaggio in Italia, nel 1772) ben destreggiandosi in una rilettura salda e scintillante, tra sfumature dinamiche ancora una volta ben calibrate, che ripercorrevano la fresca ispirazione del maestro di Salisburgo, immerso in un rigoglioso classicismo. Ai calorosi ed entusiastici applausi l’ensemble e il direttore offrivano come bis il terzo tempo (Presto) dall’ultimo pezzo mozartiano in programma.

Redazione l’Alba

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