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Israel “semper idem”! Che Fare?

Mar, Dic 11, 2012

Cultura&Società

Un popolo viziato, abituato alle moine e alle genuflessioni

Qualcuno dei miei pochi amici lettori di codesti scrittarelli delegati a testimoniare la mia volontà di resistere ai pur inevitabili furti della senescenza giudicano troppo severi i miei rimbrotti allo Stato ebraico; mi dispiace deluderli, ma, come autore severo verso se stesso, li giudico fin troppo misurati e realisticamente moderati. Di fronte agli atteggiamenti presi da quello Stato nei confronti, non soltanto verso palestinesi e arabi in genere, ma, altresì, e con spudorata audacia menefreghista, verso le organizzazioni internazionali preposte alla difesa del diritto dei popoli a una piena indipendenza, dignità territoriale e resistenza alle provocazioni altrui, una cosciente e ponderata severità non è più severità, ma doverosa risposta di equità alle prevaricazioni. Quest’ultima sentenza di quella istituzione super partes, mentre ne replica e rafforza la piena autonomia in faccia ai popoli viziati e ai loro ingordi leader privi di ritegno e di lealtà collaboratrice, sana una palese ingiustizia, nascosta soltanto agli occhi strabici dei capoccia sionisti. Di che si tratta, al postutto? Del riconoscimento alla Palestina, di Stato osservatore non membro. Tutto qui? Tutto qui. Cioè, poco. Ma questo poco infiamma il cervello dei leader israeliani come fosse un insopportabile abuso a danno del troppo viziato popolo d’Israele, abituato alle moine e alle genuflessioni di troppi Stati occidentali e di altrettanti loro lecchini: alcuni dei quali militano nel grande giornalismo. Uno di questi, e fra i loro estremisti non secondo a nessuno, è stato Pierluigi Battista. Rileggendo, mi accorgo di avere trascurato un altro bel nome dell’Italia corseriale: rimediamo: si chiama Ernesto Galli della Loggia. Arcades ambo, i due procuratori del giure fantastico gareggiano, più o meno consapevolmente, nel lisciare e carezzare il più pericoloso e provocatore Stato dell’intero globo terracqueo: Israele, appunto. Uno dei due (non ricordo se il Battista o il Galli) usò una banalità verbale sospirando di piacere come avesse creato un nuovo stilema o scoperto una realtà ignorata dall’intera umanità europea. Eccola, “Israele, la colpa di esistere!”. Peccato, per tanta scoperta, che le colpe dello Stato sionista siano ben altrimenti gravi.

Ma leggiamo i titoli del Corsera del 30 novembre appena scorso. Sì dell’Onu alla Palestina (titolo) “Passa il riconoscimento come Stato osservatore non membro. No degli Usa, Europa divisa” (occhiello). “Italia favorevole, Israele: molto deluso da Roma” (catenaccio). E giacché ci siamo, concediamoci qualche rigo del testo: “L’Assemblea Generale dell’ Onu con 138 sì, 9 no e 41 astenuti ha approvato la risoluzione per il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore. La storica proposta è passata nonostante l’opposizione di Israele e Usa” Arcades ambo, gli alleato diffidenti, sembrano costretti ad accettarsi così come sono: malumori e ripicche o vanno in sordina o vengo strozzati da quella particolare noblesse obrige  che si chiama costrizione d’occasione. Quanto ai nostri governanti, dal premier Monti al ministro degli Esteri, hanno avvolto in un mantello di coerenza bene espressa la non facile decisione. Perché non facile? Appunto per quanto sottinteso o accennato sopra: l’irritabilità degli intoccabili: leggi “leader israeliani”. Ed ecco il mantello: “L’Italia ha deciso di dare il proprio sostegno alla risoluzione – ha spiegato Palazzo Chigi – come parte integrante dell’impegno del governo italiano volto a rilanciare il processo di pace”. Ma “l’ambasciatore di Israele a Roma, Naor Gilon, ha manifestato ‘una delusione molto grande’ per la decisione del nostro esecutivo”. Bene: tutto secondo le attese di chi segue, anche da lontano, le vicende politiche del pianeta stando dalla parte della giustizia e della moderazione. Le bizze dei governanti ebraici non possono che far piacere agli osservatori onesti, da troppo tempo irritati dalle puntuali carezze riserbate a quegli insaziabili predoni di territori e pace, fino alla provocazione ancora in atto sul contenzioso targato “striscia di Gaza”. Unico “risarcimento” per gli osservatori onesti, sono stati quei missili di Hamas che hanno raggiunto città israeliane: era ora! Troppa l’arroganza demolitrice dello Stato sionista uso a darle senza prenderle mai. Quanto agli Stati Uniti, non si può che dissentire dalla reazione di Obama, pur ricordando la forza di condizionamento che può esercitare Israele mediante i finanziamenti che le lobby ebraiche sparse per il pianeta, e pullulanti negli States, concedono e magari regalano a partiti Usa e usati-usabili. No, non ha fatto una bella figura il Numaber one dei superpotenti Usa Democratici, magari secundum quid, ma pur sempre “barbari di Hiroshima e Nagasaki”,  come li definiva il mio compianto amico Carmelo Viola, ricordando lo scempio infinito delle due città sbriciolate da due bombe atomiche (vive ancora gente che sta morendo lentamente per le bruciature di quelle due esplosioni infernali). Insomma, dato il contesto, mentre approviamo il nostro governo, facciamo gli sberleffi ai signori ebrei della sacra Sion che versano lacrime di coccodrillo per il presunto voltafaccia dell’Italia, e ridiamo alla “delusione molto grande” dell’ambasciatore Gilon Naor: era il meno che si potesse fare per tanta boria mai punita.

                                                        *   *   *

Avevamo pensato di chiudere lo sfogo sul “mai punita”, ma la nuova bravata di Netanyahu ci riporta “sul campo”: non solo respinge, il gentiluomo, la decisione dell’Onu di riconoscere la Palestina come “Stato osservatore” in attesa di un futuro meno severo, ma ha osato urtare frontalmente anche contro Hillary Clinton e Obama: che cosa ci si può aspettare da un simile campione di protervia vorace? Da un testa calda “che raddoppia la sfida invece di accogliere con sollievo l’offerta di un futuro di trattative e di pace in progress? Eccolo, quel raddoppio, tanto infelice quanto infame: ordine di riprendere gli stanziamenti a Gaza, concessioni edilizie a gogò per nuove sfide al mondo intero, repressione spietata delle proteste palestinesi di Gaza per la crisi alimentare e via glorificando la sacra Bibbia peggiore, col rimpianto, magari, di non potere ripetere gli stermini pre-nazisti concessi a Mosè e seguito. 

Pasquale Licciardello

Pasquale Licciardello

Filosofo, saggista, critico letterario, poeta. Già docente di Filosofia, ha collaborato, sin dal suo nascere, a Biologia Culturale, diretta da Gino Raya. Fra le tante testate, cui ha collaborato, ricordiamo La Sicilia (terza pagina), Netum, La Gazzetta di Noto, l’Alba/ArteCulturaSocietà. Di quest’ultima testata è stato giornalista culturale sin dall’anno di nascita: 2005. E’ l’erede culturale per eccellenza di Raya. Della stretta aderenza al Maestro, ricordiamo: Il famismo nella cultura contemporanea, Roma 1974; delle opere letterarie: La grande assenza, Firenze 1993.

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