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“Pirandello” di Collura al “Castriota” di Biancavilla

Sab, Gen 19, 2013

Eventi

Un libro avvincente e singolare che fa scoprire uno scrittore mai raccontato!

Giovedì 20 dicembre, nei locali del Circolo “Castriota” di Biancavilla, si è tenuta la presentazione de Il gioco delle parti: Vita straordinaria di Luigi Pirandello di Matteo Collura, edito da Longanesi.

Alla presenza dello stesso autore, relatori del dibattito sono stati il prof. Pino Pesce, direttore del periodico l’Alba e promotore dell’iniziativa culturale, il prof. Mario Tropea, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Catania; la professoressa Rosa Maria Crisafi, docente di Materie umanistiche negli Istituti superiori. Ha cordinato la serata culturale il dott. Giuseppe Catania, Presidente del “Castriota” che ha trovato cordiali parole di accoglienza verso gli ospiti tutti, ma in particolare verso Matteo Collura in quanto alta espressione della Letteratura nazionale e non solo.

Molti ed avvincenti i temi trattati che ci hanno fatto scoprire, grazie all’epistolario scritto dal Nobel alla Abba,  un Pirandello in parte inedito.

Nel suo intervento il direttore de l’Alba, tracciando il cursus honorum del giornalista agrigentino autore del libro, ha sottolineato la forte affinità letteraria che lo lega ad un grande scrittore siciliano contemporaneo quale Leonardo Sciascia, suo Maestro.

Su questa scia, si pone il libro dedicato a Pirandello che Pesce ha chiamato«biografia romanzata» narrata attraverso la tecnica letteraria del flash back, molto usata nel cinema. Nel prosieguo, il direttore de l’Alba si è soffermato su alcuni momenti salienti del vissuto del drammaturgo agrigentino (iscrizione al partito fascista nel 1924, il dirottamento del Premio Nobel per la Letteratura, operato con il consenso del Duce nel 1926, verso Grazia Deledda).

Tre, però, sono stati i fulcri attorno a cui il Direttore si è concentrato particolarmente: Marta Abba, la donna capace di creare profondi dissidi nella tormentata famiglia del Nobel; il controverso rapporto con colui che definì nel 1935«poeta della politica»: l’uomo di Predappio, Benito Mussolini; il legame del primogenito Stefano verso l’odiato-amato padre. Usando, infatti, nella sua dimessa carriera letteraria venuta solo recentemente alla ribalta, lo pseudonimo di Stefano Landi, il cui cognome ricordava l’assassinio dell’ultimo granduca di Toscana, Pirandello junior (familiarmente chiamato Stenù), avrebbe inconsciamente, secondo il prof. Pesce, operato un «parricidio sublimato», nell’impossibile tentativo di svincolarsi dalla morsa di frustrazione che l’essere figlio di “cotal padre”, inevitabilmente, comportava.

Nel secondo intervento, la prof.ssa Crisafi ha messo in rilievo  le due principali “figure di donna” della vita dell’Artista: sua moglie Maria Antonietta Portolano e la sua Musa Marta Abba.

Ricca figlia – la prima delle due – di un “villano rifatto” di cui lui, mefistofelicamente, celebrerà anni dopo la morte, con un epitaffio quanto meno ambiguo,  questa unione così bizzarra fra un uomo colto, inquieto, raffinato e “caotico” ed una donna, cresciuta all’ombra di un collegio di monache, costretta dal padre a camminare per strada a testa bassa, si rivelerà nel tempo un disastro ed una fonte di amarezza e rimpianto.

É sempre bastato dire questo sul rapporto fra la Portolano e Pirandello, e non si è mai andati oltre nell’analizzare colei che egli stesso ha sempre voluto mostrare come una semplice “figurante”. Nel libro balza in maniera nuova – come la docente ha rilevato – la forza della personalità di una donna che non vuole più solo«servire, servire, servire», come lei stessa scriverà al figlio Stefano, e che si sottrae al marito rifugiandosi appunto in una indubbia follia. Una donna che è stata diversa, decisa a mantenersi tale da “Lui” e per questo pazza.

Pirandello aveva incontrato Marta nel 1925, al Teatro “Odescalchi” di Roma, per la messinscena di Nostra Dea; e sarà, fino alla morte, la sua Musa, la ragazza verso cui alimenterà una vera e propria passione, anche se platonica: passione testimoniata dal corposo epistolario fra i due, fonte principale del libro di Collura.

Un singolare destino univa la famiglia Abba alla Sicilia: Marta, pronipote del cronista della spedizione garibaldina Giuseppe Cesare Abba, viene così descritta nella commedia Diana e la Tuda: «é giovanissima e di meravigliosa bellezza. Capelli fulvi, ricciuti, pettinati alla greca. Occhi verdi, lunghi, grandi e lucenti, che ora, nella passione, s’intorbidano come acqua di lago; ora, nella serenità si fermano a guardare limpidi e dolci come un’alba lunare; ora, nella tristezza hanno l’opacità dolente della turchese. La bocca ha spesso un atteggiamento doloroso, come se la vita di solito le desse una sdegnosa amarezza; ma se ride, ha subito una grazia luminosa, che sembra rischiari e avvivi ogni cosa». Aveva trovato la sua Musa ed era deciso a non perderla.

Una sola cosa li univa: l’amore viscerale per il Teatro. Ella divenne  così l’estro creativo delle opere del “suo” Maestro,  anche se dopo la morte  di quest’ultimo, come era prevedibile, risultò in qualche maniera “bruciata”, sia come donna che come attrice. Infatti, il suo tentativo di liberarsi dall’amore ossessivo dell’Agrigentino, emigrando in America e sposandovi un ricco magnate, risultò, in fin dei conti, vano. Proprio per questo, Rosamaria Crisafi ha definito Marta Abba una «anti-maschera».

Nel successivo intervento, il prof. Tropea, soffermandosi a parlare del significato da attribuire al termine “genio” – una persona, a suo parere, dopo la cui opera le cose sono cambiate – ha definito Il Gioco delle parti di Collura «una biografia non tradizionale, a zig, zag, che inizia con il momento culminante della carriera pirandelliana» e procede a ritroso, utilizzando (come già detto) la tecnica cinematografica del flash back, per entrare nelle pieghe più nascoste e profonde dell’autore dei Sei personaggi in cerca d’autore: dal premio Nobel attribuitogli nel 1934 alla Sicilia del “caos”, il luogo dove egli nacque nella campagna di Agrigento, e che egli stesso si compiacque quasi di sottolineare come originario di tutta la sua solitaria, desolata concezione esistenziale. La trattazione di Collura, per il docente universitario, nei vari capitoli di questo seducente excursus narrativo, fa balzare efficacemente all’attenzione del lettore gli altri poli di interesse e di rappresentazione: Roma, Berlino, Londra, Parigi, l’America, quando Pirandello era diventato, dietro il successo del suo teatro, e seguendo quello di Marta sulle scene, un vero e proprio apolide e cittadino del mondo: per questo, in assoluto, uno dei grandi autori del Novecento.

Matteo Collura, intervenendo, ha parlato dell’iter di composizione di quello che lui considera «non una biografia, ma un libro, che racconta un nuovo Pirandello».  Sottolineando la grafomania nevrotica del drammaturgo siciliano che scrive migliaia di lettere alla sua figlia d’elezione, il giornalista ha espresso il parere di non sposare i geni, perché, per questo «ristrettissimo gruppo»  di persone, la vita che vale è quella che riesce a creare le loro opere e che quindi, per tale motivo, non ci può essere spazio per altri.

Non c’è dubbio che Collura sia riuscito a dare di Luigi Pirandello, facendo perno sull’amore di carta ed unilaterale per la “sua” Marta,  uno squarcio penetrante e denso di una personalità fra le più ribelli, problematiche, e per questo, eccelse, della letteratura mondiale.

La piacevole serata culturale è stata arricchita dall’intervento artistico di Giulia Russo (pianista) e Armando Percolla (chitarrista classico), e di Pasquale Platania (attore) e Noemi Finocchiaro (attrice).

 

Maria Grazia Monteleone

 

 

Redazione l’Alba

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Una risposta a ““Pirandello” di Collura al “Castriota” di Biancavilla”

  1. Salvatore Emmanuele ha detto:

    24 / 01 / 13
    Elegante ed esaustivo l’articolo di Maria Grazia Monteleone. Scrive e narra con garbo. Possiede i carismi del giornalismo, la sintesi del narrare gli eventi che accadono, sociali, politici, culturali.
    Definisce l’opera biografica di Matteo Collura su Pirandello, nei termini di “Un libro avvincente e singolare che fa scoprire uno scrittore mai raccontato!”
    La frase si può ritenere l’Introduzione dell’Articolo scritto, da Maria Grazia Monteleone, sull’avvenimento di Giovedì 20 dicembre, nei locali del Circolo “Castriota” di Biancavilla.
    Racconta la riuscita della serata, l’alto valore culturale degli interventi, nella specializzazione e qualità dei contenuti esposti da ciascuno degli oratori, nei riferimenti alle varie parti dell’opera di Collura, la partecipazione e il coinvolgimento dei presenti per i contenuti specifici della manifestazione.
    Evidenzia come i locali accoglienti del Circolo, la delicata raffinatezza direttiva del suo Presidente, che ha coordinato la serata, dott. Giuseppe Catania, ed ha posto l’accento sull’evento culturale con cordiali parole d’accoglienza, hanno contribuito a rendere l’evento più interessante.
    Il tocco giornalistico nell’introdurre la presenza dei singoli oratori denota l’acquisita tecnica dell’autrice nel narrare avvenimenti, l’abilità nell’esporli, evidenziando i punti salienti del dibattito.
    Introduce subito il lettore, sintetizzando, sui temi trattati, che faranno scoprire, grazie all’epistolario scritto dal Nobel alla Abba, un Pirandello inedito, compito, questo, assunto dall’autore nell’offrire un episodio della nostra letteratura che non si spegne con il trascorre del tempo, il mutare dei valori sociali, spirituali, il diramarsi dei nuovi orientamenti culturali, l’unificarsi del linguaggio, restando l’autore delle Maschere Nude un punto di riferimento nel rapporto tra passato spirituale e presenza di nuovi valori definitisi nelle relazioni sociali e individuali.
    Relazionando i singoli interventi evidenzia e sintetizza punti fondamentali da ciascun oratore trattati.
    Nel suo intervento il prof. Pino Pesce, direttore del periodico l’Alba, focalizza il rapporto di Pirandello con Marta Abba, donna capace di creare profondi dissidi spirituali; il controverso rapporto con il «poeta della politica», Benito Mussolini; il traumatico legame del primogenito Stefano verso l’odiato-amato padre.
    Della prof.ssa Crisafi rileva l’aver sottolineato, con raffinata delicatezza, le affettività dello scrittore verso le due “figure di donna”, la moglie e l’amante.
    Da notare, bene evidenziato dalla Monteleone, che l’autore del libro, Matteo Collura, basa la ricerca sulla passione dello scrittore, vissuto nel silenzio del Caos, appena turbato dal rumore del mare, testimoniata del corposo epistolario fra i due amanti. Ne è stata la fonte principale.
    La moglie è la personalità di una donna che non vuole più solo «servire, servire, servire», e si finge pazza. Marta Abba si delinea bene nella definizione di Rosamaria Crisafi: l’«anti-maschera».
    Del professore Tropea puntualizza la dotta circostanziata esposizione dell’intero arco esistenziale della maschera nuda che è Pirandello. Il suo profondo amore per il teatro, forse la vera amante spirituale, tessuto dell’intera esistenza dello Scrittore Siciliano, da osservare alla luce delle sue radici, lo ha portato in cammino per l’Europa, oltre Oceano, avvinto dall’indeterminato fascino del Nuovo Mondo.
    Chiude l’articolo con maestria, sullo squarcio penetrante della densa personalità dello scrittore, fra le più ribelli, problematiche, eccelse, della letteratura mondiale.
    Non manca di notare che la piacevole serata culturale è stata arricchita dall’intervento artistico di Giulia Russo (pianista), Armando Percolla (chitarrista classico), di Pasquale Platania (attore) e Noemi Finocchiaro (attrice).

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