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“Terra mia” e un sistema di affari e collusione che comincia a crollare!

Lun, Ago 4, 2014

Attualità, Informazione

I comitati “No Discarica” di Misterbianco e Motta vincono una difficile battaglia

I titoli da cronaca nera, le notizie da prima pagina, spesso sono così lontani dal nostro sentire che appaiono come voci provenienti da una realtà parallela, distanti dalla vita di tutti i giorni, come se si trattasse di avvenimenti che difficilmente potrebbero verificarsi nella nostra vita. Ma il caso “Terra Mia”, l’operazione che ha portato all’arresto di cinque persone, un funzionario della regione siciliana e quattro imprenditori nel settore dei rifiuti, appare nella percezione molto più vicina di quello che potevamo immaginare. Così vicina da farci sentire l’ombelico della Sicilia, tra foto-copertina di luoghi già visti e visi conosciuti incastrati da una telefonata di troppo. “Terra Mia” riguarda anche una discarica, una delle più grandi in Sicilia, Tiritì, a poche centinaia di metri dai centri abitati di Motta Sant’Anastasia e Misterbianco. La fabbrica dei rifiuti che negli anni è stata spacciata come la struttura perfetta, all’avanguardia in Europa, per un poco celato tentativo di sminuire qualsiasi forma di contrasto da parte dei comitati “No Discarica”. Un sito ampliato, così grande da farci entrare tutti gli abitanti della Sicilia, a peso d’oro, con tariffe che battevano qualsiasirecord in Italia. Una discarica spesso al centro di vari problemi con la giustizia: dagli arresti al percolato sversato nei torrenti dei Sieli, quella vallata che pare esser destinata a far da culla a Tiritì. Ma quando abbiamo sentito tintinnare le manette di Domenico Proto, presidente dell’Oikos, abbiamo capito che qualcosa si era rotto, qualche piccolo ingranaggio di un sistema collaudato negli anni, un sistema di affari e collusione, di becera politica e di imprenditoria malata. Quella malattia che ha portato la politica, regionale e locale, ad accettare il gigantesco conflitto d’interessi che si consumava a pochi passi da casa nostra: la società che svolge il servizio di raccolta e spazzamento dei rifiuti, l’Oikos, fa parte della stessa proprietà di chi invece profumatamente guadagna sul conferimento in discarica di rifiuti non differenziati. Non stupisce nulla. E non bisogna stupirsi neanche dei rapporti con i politici, a vario livello, secondo quanto emergerebbe dalle prima intercettazioni pubblicate. La politica che ha da sempre ingrassato la propria pancia elettorale con i rifiuti, raccogliendo voti e garantendo promesse di lavoro a più non posso. Quella politica che oggi ha subito un colpo mortale dalla magistratura. Peccato solo che siano arrivati prima i giudici e che non sia stata la stessa classe politica a redimersi con un’azione forte e determinata: l’annullamento di tutti gli atti, illegittimi e falsi, che hanno portato l’Assessorato Regionale a rilasciare l’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2009. Specialmente alla luce della relazione tecnica redatta dalla commissione istituita dall’ex Assessore regionale Nicolò Marino che evidenziava, in maniera scrupolosa, tutte le criticità, tutti i passaggi poco chiari di questa criminosa vicenda. Non ci stupiremo delle persone che verranno coinvolte e risucchiate nel vortice delle inchieste perché ognuno di noi, in cuor proprio, sa chi è stato complice di quel sistema marcio. Un sistema, già evidente, che denunciai sulle pagine di questo giornale nel mese di ottobre del 2012. Adesso, ad indagini inoltrate, a scandalo scoppiato, si intravede un grosso carro aggirarsi per le vie del paese; è il carro dei vincitori su cui tutti vorrebbero salire: i complici, i complici redenti, gli ex busta paga, gli ex amici (ora nemici) dei rifiuti, gli omertosi, i moralisti dell’ultima ora e i cavalcatori di vittoria. Tutti loro pensano di essere stati assolti, con tanto di peccati lavati dalla magistratura. Ma tutti loro non sanno che servono a poco i comunicati stampa, non bastano maschere sul volto e non basteranno cappelli gettati a trionfo per redimersi dalle gravissime responsabilità politiche che stanno dietro il rilascio illegittimo dell’autorizzazione per l’ampliamento della discarica di Tiritì, a partire dal 2008. Bisogna dare risposte, bisogna dire la verità a tutti quei cittadini che per anni hanno respirato veleni e a tutti quei cari che invece di respirare hanno smesso, probabilmente, per gli stessi veleni che siamo costretti ancora a patire. Bisogna dare giustizia ai nostri Sieli, ai calanchi devastati, agli animali uccisi, ai ricordi d’infanzia cancellati da una ruspa carica di spazzatura. Certo, l’Oikos farà ricorso contro il decreto di diniego del rinnovo dell’Aia da parte dell’Assessorato regionale, ma sono certo che anche loro, i proprietari, sono consapevoli del fatto che la corsa è terminata, che è saltato qualche ingranaggio e che adesso sarà complicato fare qualsiasi tipo di previsione. Speriamo solo che la chiusura del sito non venga sacrificata in nome di una possibile strumentale emergenza rifiuti e speriamo che i lavoratori Oikos non vengano aizzati contro nessuno, attraverso il facile ricatto della perdita del posto di lavoro. Il lavoro sacro, da tutelare e garantire, così com’è sacro il diritto alla salute, il diritto a vivere in un luogo salubre. La vita, il vivere, è cosa di tutti e non c’è “cosa nostra” che tenga, non ci sono opportunità di parte che possano giustificare la devastazione della nostra terra. Quella “Terra Mia” che oggi appare libera, nonostante il cammino per la liberazione dai rifiuti, attraverso la bonifica, sia ancora un lontano miraggio.

Danilo Festa

Danilo Festa

E’ laureato in Scienze Politiche. E’ consigliere comunale. Fa parte del coordinamento del comitato “No Discarica” di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia. Collabora con il periodico “l’Alba”.

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Una risposta a ““Terra mia” e un sistema di affari e collusione che comincia a crollare!”

  1. angelo umana ha detto:

    bene e complimenti, un piccolo passo verso la legalità, ma quando finirà il cammino?

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